La musica e i musicisti nella Toscana di Pietro Leopoldo: 1767 - 1790

I venticinque anni del Granducato di Pietro Leopoldo (1765-1790) testimoniano in Toscana l'esistenza di una cultura musicale variegata, distintasi quale crocevia di esperienze in forza dei legami con la corte di Vienna e dell'ospitalità assicurata a compositori provenienti da diversi paesi europei oppure attivi in altre regioni d'Italia, cui si dovranno affiancare quei musicisti toscani d'origine, come Luigi Boccherini, che ricercarono una ribalta fuori delle loro città native.
Le indagini più recenti concordano nel rilevare uno scenario storico in evoluzione, a cominciare dalla dialettica inedita fra Sovrano e ceti dirigenti avviatasi durante la reggenza di Francesco Stefano d'Asburgo, al quale nel 1738 -- dopo la morte dell'ultimo Medici -- fu assegnato il Granducato, fino al tentativo di riassetto della società civile auspicato dal figlio Pietro Leopoldo, anche attraverso una sorvegliatissima politica in materia di spettacoli, improntata alla concezione illuminista e schilleriana del teatro come istituto morale ed educativo; soltanto nel 1791, con l'insediamento di Ferdinando III, innamorato cultore dello spettacolo ricondotto all'essenza del divertimento, per le sale pubbliche fiorentine si sarebbe aperta una nuova stagione all'insegna della ritrovata libertà.
Il giovane Granduca e futuro Imperatore esercitò per la prima volta la sua autorità sulla programmazione del carnevale del 1767, nell'occorrenza di un allestimento, alla Pergola, dell'Ifigenia in Tauride di Tommaso Traetta, già rappresentata a Vienna nel 1763, e la sua parzialità verso i moderni orientamenti del teatro lirico impresse un segno distintivo pure sulle stagioni successive: del prediletto Traetta, che negli anni trascorsi alla Corte di Parma (1758-65) aveva introdotto nell'opera seria elementi stilistici ripresi dalla tragÈdie lyrique, andarono in scena nel 1767 l'Olimpiade su testo di Pietro Metastasio, con musica tutta nuova, e nel 1768 Enea e Lavinia e I Tindaridi, cui si aggiunsero le riprese dell'Ifigenia in Tauride nel 1773, nel 1776 e nel 1782.
In un simile contesto la musica assolve quindi un ruolo da protagonista, finendo col salire rapidamente sugli scudi -- almeno a giudicare lo stato delle altre città italiane -- non soltanto per rivestire un dramma di note ma pure come 'divertimento' strumentale, per la celebrazione di anniversari, di nascite e di matrimoni, in occasione di ringraziamenti e di banchetti, fra gli atti di uno spettacolo d'opera o di un oratorio, oppure alla fine della liturgia eucaristica propria di determinate feste, o ancora durante le accademie riunite nei palazzi della nobiltà. I Granduchi lorenesi intervennero per mantenere vive le istituzioni preesistenti, confermando anzitutto nel ruolo di salariati tutti i musicisti già al servizio dei Medici, in vista di ampliare gradualmente l'organico della Regia Camera e Cappella anche col contributo di maestri francesi e austriaci (ad esempio Charles Antoine Campion e Christian Joseph Lidarti), taluni giunti in Toscana in seguito al trasferimento della raffinata corte di LunÈville, assieme ad insigni uomini di lettere, militari, funzionari, pittori, medici e chirurghi e con lo splendido corredo degli arredi interni, dei mobili, della biblioteca, del gabinetto delle macchine scientifiche, degli archivi dinastici (Tresor des Chartes) della Maison.

Il progetto si propone di realizzare una ricostruzione approfondita del panorama della vita musicale al tempo di Pietro Leopoldo, tramite l'acquisizione, lo studio e l'edizione critica di documenti originali (libretti, partiture, epistolari ecc.), e di contribuire ad una più ampia divulgazione di questo repertorio, importante ma poco conosciuto. Si individuano le seguenti linee tematiche: i legami privilegiati con Vienna, che favoriscono la prima ripresa italiana delle Nozze di Figaro (1786) di Wolfgang Amadeus Mozart e la rivisitazione delle opere cosiddette 'riformate' di Gluck (a), la persistenza della collaborazione con un compositore innovativo quale Tommaso Traetta (b), le prime rappresentazioni teatrali di opere serie e buffe commissionate dal Granduca ai più importanti compositori 'forestieri', quali Josef Myslivecek, Giuseppe Gazzaniga, Giuseppe Sarti, Francesco Bianchi (c), gli esordi sui palcoscenici fiorentini del giovane Luigi Cherubini (d), la musica strumentale, con la nascita nel 1766 del quartetto d'archi tutto toscano formato dai violinisti Nardini e Filippo Manfredi, da Giuseppe Cambini alla viola e dal violoncellista Boccherini, importante punto di riferimento fra la Lombardia e la Toscana, benchÈ presto Boccherini, Manfredi e Cambini si trasferissero all'estero, ove i compositori seriamente votati all'ambito strumentale continuavano ad avere garantite maggiori opportunità di riconoscimento (e).

stampa | torna alla pagina precedente