Carlo Pernigotti: già diplomato in pianoforte, ha intrapreso lo studio della prassi musicale antica presso la Scuola Bonamici di Pisa con Ottaviano Tenerani, sotto la cui guida, nel luglio del 2006, ha conseguito il diploma di clavicembalo presso il Conservatorio "L. Cherubini" di Firenze. Ha inoltre preso parte come allievo effettivo a numerosi corsi di musica antica (Urbino, Bolzano, Corsanico, Montesardo), approfondendo il repertorio strumentale con Gordon Murray, Enrico Baiano, Alfonso Fedi e Stefano De Micheli e quello cameristico ed
orchestrale con Martino Noferi, Claudio Astronio, Andrea Perugi, Marcello Gatti, Neal Peres DaCosta e Marco Facchin; si è esibito in varie occasioni sia come solista che come continuista in complessi cameristici ed orchestrali.

La musica per tastiera trova nel XVII seccolo la sua prima vera grande stagione di affermazione e crescita: accanto alla rielaborazione delle consuete forme di danza o Jan Pieterszoon Sweelink Michelangelo Rossi variazione su di un basso dato (che si possono chiamare, a seconda dei casi e dei caratteri ciaccone, passacagli, ground etc. etc., o che possono prendere il nome dalla melodia variata come la Follia, la Spagnoletta, las Bacas e mille altre ancora), fanno la loro comparsa forme più strettamente pensate per le caratteristiche della tastiera, sia essa quella dell’organo o del clavicembalo. Le toccate non sono altro che improvvisazioni utili a verificare lo stato dello strumento e della sua accordatura in un secondo momento fissate su carta, e la suite strumentale, grazie a Froberger, diventa una forma canonizzata con la quale i compositori successivi si dovranno sempre confrontare. Ma il diciassettesimo è anche il secolo delle contaminazioni: i musicisti viaggiano, si conoscono, si scambiano idee. Il tedesco Johann Jakob Froberger (1616-1667) si reca a Parigi per conoscere Louis Couperin e a Roma per studiare con Frescobaldi, di cui un altro allievo è Michelangelo Rossi (ca. 1600-1656); l’inglese Peter Philips (1561-1628) si reca ad Amsterdam per conoscere Jan Pieterszoon Sweelink (1562-1621), ed in generale forme e stili di nazioni diverse si vengono incontro nella sperimentazione quotidiana delle nuove forme. Così l’olandese Sweelink rielabora la musica inglese delle Lachrymae di Dowland o quella spagnola della Pavana Hispanica, Philips trascrive la già allora celeberrrima Amarilli di Giulio Caccini, e l’oxoniense Orlando Gibbons (1583-1625) si diverte a provare forme di ostinato all’italiana. E’ un mondo caratterizzato da una estrema disponibilità agli stimoli più diversi, in cui trova grande spazio anche lo sperimentalismo più puro, soprattutto nei maestri italiani: le libertà armoniche di Bernardo Storace (di cui non si hanno date precise, ma si sa solo che visse nella seconda metà del secolo) ed il delirio cromatico della Settima toccata di Michelangelo Rossi germogliano nello stesso ambiente ed appartengono alla stessa sensibilità della severa e visionaria Musa di Froberger, capace di atterrrire l’ascoltatore con una meditazione sulla propria morte futura scritta in un solare e nitido re maggiore (et in Arcadia ego..).

 


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